Senza rete
Mi è stata data la possibilità di scrivere un aforisma sulla fiducia: una frase, poche parole, un concetto da distillare con cura. Il problema è che, come spesso mi accade quando incontro un argomento complesso, tendo a non lasciare nulla d'intentato… e nemmeno di non detto. Così, prima di riuscire a estrarre una sola frase da tutto quello che avrei voluto raccontare, ci ho scritto un tema. Di quelli da due fogli protocollo, per intenderci, che dopo due ore ti lasciano la mano indolenzita e il dubbio di non aver ancora detto tutto. Poi ho provato a fare l'esercizio più difficile: tagliare.
Non garantisco di esserci riuscita del tutto, ma spero almeno di avervi risparmiato il mal di mano… e magari anche quello di testa.
Parliamo di fiducia
Ne è nata una riflessione sulla fiducia: una parola che usiamo spesso, ma che si rivela complessa da raccontare e, soprattutto, difficile da costruire.
La fiducia è un animale bizzarro. Non ama le gabbie, ma nemmeno i precipizi. Ha bisogno di spazio e, nello stesso tempo, cerca un punto fermo.
Per questo passiamo tanto tempo a chiedere garanzie. Vorremmo sapere chi resterà, chi ci deluderà, quale mano ci sosterrà e quale finirà per lasciarci cadere. Vorremmo persino un contratto per il cuore, con clausole contro l’abbandono e una firma in calce alle promesse.
Ma la fiducia non firma contratti.
Somiglia piuttosto a chi impara a camminare su una corda sospesa nel vuoto. Non può essere certo che la corda non si spezzi, che il vento non cambi o che il proprio equilibrio sia sempre impeccabile.
Può soltanto imparare a fare un passo.
E forse è proprio qui che cambia tutto.
Avanzare con la paura addosso
Quando parliamo di fiducia in noi stessi, immaginiamo spesso qualcuno che non esita, che sa cosa fare e affronta le difficoltà senza paura. Come se fidarsi di sé significasse essere certi di farcela.
Ma la fiducia non è l'assenza del dubbio. È la possibilità di attraversarlo senza trasformarlo in una condanna.
Posso avere paura e fare un passo. Posso non sapere come andrà e cominciare. Posso sentirmi fragile senza concludere di essere incapace.
Molte volte, nel mio lavoro, incontro proprio questa difficoltà: non tanto la mancanza di risorse, quanto l'impossibilità di riconoscerle finché non abbiamo la certezza di saperle usare.
Vorremmo sentirci pronti prima di affrontare una situazione, sicuri prima di prendere una decisione, capaci prima ancora di metterci alla prova.
Eppure, spesso, è l'esperienza a mostrarci le nostre capacità, non il contrario.
Non scopriamo di potercela fare perché un giorno ci sentiamo finalmente invincibili. Lo scopriamo quando affrontiamo qualcosa che ci spaventa e, magari dopo un errore o una caduta, ci accorgiamo di essere ancora lì.
Una certa incertezza
La fiducia non ci promette che andrà tutto bene. Ci permette di immaginare qualcosa di più realistico: non so come andrà, ma potrò trovare un modo per affrontarlo.
È una certezza meno rassicurante, ma molto più solida.
Perché un errore non dimostra che siamo incapaci. Un rifiuto non stabilisce quanto valiamo. La fine di una relazione non cancella la nostra possibilità di essere amati. E la scelta di qualcuno di andarsene non porta via con sé tutto ciò che siamo.
Avere fiducia in se stessi significa anche smettere, poco alla volta, di affidare agli altri la definizione del nostro valore.
Non vuol dire diventare invulnerabili, non avere bisogno di nessuno o rendersi impermeabili alle delusioni. Significa poterci affidare senza consegnarci completamente nelle mani altrui; amare senza pretendere garanzie assolute; accettare un aiuto senza sentirci deboli.
Fidarsi degli altri non significa essere certi che non ci deluderanno. Significa sapere che, anche se accadrà, non smetteremo di appartenere a noi stessi.
In fondo, più pretendiamo che qualcuno ci garantisca che non cadremo, più rischiamo di sentirci perduti quando quella garanzia viene meno. Riconoscere le nostre risorse, invece, non rende il mondo più prevedibile: ci aiuta a stare nella sua incertezza.
In terapia, questo cambiamento non si manifesta necessariamente attraverso grandi gesti di coraggio. A volte accade in momenti quasi invisibili: quando riusciamo a dire di no senza sentirci cattivi, prendiamo una decisione senza sapere se sia quella giusta, accettiamo di non poter controllare la reazione degli altri o cominciamo a chiederci non soltanto che cosa penseranno di noi, ma che cosa pensiamo noi.
Sono piccoli passi. Eppure, passo dopo passo, costruiscono una memoria interiore: quella di chi comincia a scoprire di poter attraversare le difficoltà senza essere completamente in balia degli eventi.
Forse, allora, la metafora della corda ci insegna qualcosa.
Cosa resta dopo la caduta
Non si tratta di camminare senza paura, né di trovare una corda così resistente da garantirci che non si spezzerà mai. Si tratta di imparare a stare in equilibrio sapendo che il vento esiste, che le persone possono cambiare, che le cose possono finire e che anche noi possiamo, qualche volta, non riconoscerci più.
Eppure possiamo ritrovarci.
La fiducia comincia forse proprio qui: non quando siamo certi di non cadere, ma quando scopriamo che, anche dopo una caduta, possiamo ancora esserci per noi stessi.
La corda può spezzarsi. Qualcuno può lasciarci la mano. Possiamo avere paura.
Ma non è detto che ci perderemo.
Forse avere fiducia in sé significa proprio questo: non sapere sempre come restare in piedi, ma riconoscere di poter imparare, anche dopo una caduta, a rialzarsi.
Una piccola nota per chi avesse la curiosità di conoscere l'aforisma da cui è nata questa riflessione: lo troverà nell'Agenda Book Pusher 2027, quest'anno dedicata alla fiducia.
Giorno dopo giorno, le parole di autrici e autori diversi potranno offrirvi nuovi spunti per esplorare questo tema, ciascuno con il proprio sguardo. E spero che, tra una pagina e l’altra, troverete anche lo spazio per fermarvi a riflettere e annotare le vostre considerazioni.







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